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I CITTADINI STRANIERI E L'ACCESSO AL WELFARE - ANALISI DI CASI CONCRETI

Conoscere per Orientare Cittadini Di Paesi Terzi e Scenari Occupazionali In Emilia Romagna


 

Nell'intervento, dopo aver rapidamente presentato le criticità nella scuola rispetto al rapporto tra lingua per la comunicazione e lingua per lo studio, verranno introdotte alcune risposte operative che permettano di offrire un quadro metodologico generale per le classi.


Il possibile ostacolo alla costruzione di una nuova cittadinanza mondiale è oggi rintracciabile nella modalità di formazione delle nuove generazioni. Un discorso veramente interculturale che apra un’intesa e un dialogo tra culture e soggetti di etnie diverse va approfondito proprio a scuola. Tuttavia, se l’insegnamento della storia, della geografia, delle scienze, dell’italiano e della matematica resta ancorato a un’anacronistica tradizione che segna tuttora il “trionfo dell’occidente”, sarà difficile costruire un dialogo soprattutto con culture altre. C’è un canone, ovvero una scelta e selezione dei contenuti i quali si confermano nel tempo nei paesi occidentali, che continua a perpetrare una rappresentazione del mondo di tipo etnocentrico ed eurocentrico, del tutto inadeguata non solo per gli stranieri ma anche per gli allievi autoctoni della scuola italiana, ormai proiettati verso uno spazio di riferimento che non è più quello rigidamente nazionale.

   Nel volgere di pochi decenni la società ha attraversato un cambiamento epocale: oggi siamo nell’era postmoderna [Bauman, “Il disagio delle post-modernità”,Milano 2007] avviata dalla rivoluzione del computer e del pensiero della complessità. WEB, Internet, social network hanno trasformato il modo di accedere alle informazioni. Aerei, treni ad alta velocità, automobili sempre più rapide hanno mutato il concetto di tempo e di spazio rendendo vicino a ciò che per secoli è stato considerato lontano. Sonde spaziali e sputnik hanno esplorato traiettorie interplanetarie, ricongiungendo l’uomo allo spazio in una ritrovata visione unitaria dell’Universo che va oltre la separazione attuata dal pensiero copernicano. Flussi migratori, sempre più intensi, hanno modificato inevitabilmente i modi di vivere e la composizione della popolazione mondiale.

Per queste ragioni l’educazione interculturale non rappresenta un optional da attivare nelle classi in presenza di stranieri, ma è un riorientamento dei saperi scolastici, rivolto in prima battuta agli insegnanti e, attraverso di loro, agli alunni in quanto è a questi che occorre rendere conto delle trasformazioni in atto per renderli capaci di affrontare i problemi del terzo millennio.

La minaccia nucleare, l’emergenza ambientale, l’ingiusta ripartizione delle risorse, le questioni socio – economiche legate alla crisi mondiale rappresentano alcune delle nuove sfide planetarie che non si possono affrontare con anacronistici paradigmi conflittuali e contrappositivi, del tutto inadatti a promuovere il senso di corresponsabilità che unisce ciascuno di noi a tutti gli altri esseri viventi, tutti egualmente coinvolti in un unico manto senza cuciture.

La dimensione plurale e policentrica di una società senza rigidi confini nazionali, la corresponsabile gestione delle risorse mondiali si scontrano, infatti, con una tradizione culturale imperniata sulla conservazione delle radici culturali, di identità patriottiche.

Di qui la responsabilità della scuola quale istituzione che da sempre assolve alla costruzione di un’identità attraverso la scelta di alcuni saperi piuttosto che di altri [E. Damiano, Il sapere dell’insegnare, Milano 2007].

 Nella scuola post-unitaria dell’Ottocento e in gran parte del Novecento la finalità educativa della scuola è stata quella di creare l’identità del “cittadino patriota” rispondente alla visione antropologica dell’uomo stanziale di una società con rigidi confini nazionali, caratterizzata da un’economia industrializzata in cui dominavano l’esaltazione incondizionata del progresso scientifico e il principio del taylorismo, della divisione del lavoro, della specializzazione e della frammentazione dei saperi. Sullo sfondo di questa concezione del mondo si è affermata la

 

cultura del pensiero lineare, sequenziale e meccanicistico adeguatamente sostenuta dalla concezione etica dell’ Illuminismo di Locke e Adam Smith, che rappresenta l’uomo come un essere materialista, individualista, utilitarista, legato agli interessi propri e del gruppo di appartenenza.

 L’uso di questi strumenti intellettuali del XVIII secolo rende difficile per sette miliardi di persone affrontare la scarsità delle risorse naturali e le sfide del nuovo millennio. I paradigmi conflittuali e contrappositivi del passato sono, infatti, del tutto inadatti a promuovere il senso di corresponsabilità che unisce ciascuno di noi a tutti gli altri esseri viventi, tutti attualmente coinvolti nella gestione dell’unico spazio comune che è ormai la “terra-patria” di Morin.

Il paradigma della disgiunzione, favorito dai processi di astrazione razionale e dall’analisi specialistica del singolo elemento staccato dall’insieme, contraddistingue, tuttavia, gli attuali curricola che continuano ad essere organizzati secondo principi che separano i saperi disciplinari, saperi frammentari in cui prevale una logica di contrapposizione, nonostante le aperture delle nuove Indicazioni Nazionali (2012) che citano “Le relazioni fra il microcosmo personale e il macrocosmo dell’umanità e del pianeta devono essere intese in un duplice senso. Da un lato ciò che accade nel mondo influenza la vita di ogni persona, dall’altro ogni persona tiene nelle sue stesse mani una responsabilità unica e singolare nei confronti del futuro dell’Umanità… I problemi dell’attuale condizione umana possono essere affrontati …in una stretta collaborazione fra le discipline e fra le culture [Per un nuovo umanesimo § 1- 3].

Nell’istanza sempre più urgente di superare ogni forma di frammentazione e dualismo, l’Umanità sente ineludibile il recupero dell’irriducibile unità del pensiero che, attraverso l’interdisciplinarità dei saperi, dia la capacità di comprendere e affrontare le situazioni complesse del mondo attuale nella consapevolezza della sempre più profonda e globale interdipendenza, negata dalle dialettiche di stampo utilitaristico – nazionale, considerate ormai fuorvianti rispetto all’etica della relazione richiesta urgentemente dai bisogni formativi delle nuove generazioni.

Nella scuola del Terzo Millennio la finalità educativa mira a costruire il “cittadino del mondo” rispondente alla visione antropologica dell’homo migrans di una società senza rigidi confini, caratterizzata da reti telematiche, che privilegiano il connettivo al lineare, il divenire all’essere, il probabile al noto, in un percorso circolare interattivo da costruire tutti insieme per aprire la strada alla visione di una realtà interdipendente, intersistemica e in continua trasformazione adeguatamente sostenuta da un ethos unico, mondiale, valido per tutti gli uomini.

Non la scienza garantisce le progressive sorti dell’Umanità, ma la responsabile gestione del Bene Comune di cui si deve appropriare la nuova generazione educata all’etica della corresponsabilità di tutti gli esseri nei confronti di tutto ciò che esiste [Karl Jaspers, Origini e senso della storia, Milano 1965], per cui ogni azione che non ossequi l’armonia dell’Universo è contraria alla morale. Di qui conseguono il rispetto verso la natura, da considerare sacra e non da inquinare, e il riconoscimento della dignità incondizionata di ogni essere vivente che non consenta più all’uomo di essere indifferente di fronte al genocidio di sei milioni di ebrei, alla catastrofe di Hiroshima e Nagasaki e all’attuale ecatombe di immigrati nel Mediterraneo.

Cultura della diversità, olismo, interdipendenza, trasformazione, decentramento, ascolto, partecipazione, rispetto reciproco, mutualità, negoziazione, cooperazione, dialogo interazione, congiunzione, relazione, co-evoluzione, corresponsabilità: sono queste le traiettorie verso cui indirizzare i curricula scolastici orientati alla costruzione della nuova formae mentis, una mente plastica, collaborativa, dotata di specifiche capacità empatiche, in grado di problematizzare, di considerare e rispettare costantemente l’altrui punto di vista, di riconoscere e valorizzare la diversità in ogni sua forma ed espressione come richiesto da documenti di insigni commissioni internazionali [UNESCO, 2001].

In questo clima nasce la richiesta di formazione e aggiornamento da parte degli insegnanti in servizio. CVM (Comunità Volontari per il Mondo), in qualità di ONG (Organizzazione Non Governativa) accreditata dal MIUR come ente di formazione, sin dagli anni Ottanta si è posta il problema della revisione dei curricola scolastici. Il progetto impegna svariati ricercatori e docenti universitari nella rilettura dei saperi funzionale a una revisione epistemologica in un’ottica mondialistica e rispettosa delle diversità di tutti e di ciascuno.

Nel corso del 2007 il gruppo marchigiano ha realizzato una forte convergenza con l’allora Ministero della Pubblica Istruzione che lo ha accreditato scientificamente a livello nazionale e ne ha posto in evidenza l’importante ruolo di promotore del rinnovamento della scuola. Attualmente una rete di 32 scuole marchigiane, che ogni anno organizza un Seminario Nazionale per fare il punto della situazione, continua a promuovere un’intensa attività di Ricerca – Azione che interessa anche istituzioni di varie regioni italiane [Piemonte, Lombardia, Trentino, Veneto, Emilia – Romagna, Abruzzo, Sardegna].

Si tratta di indagare scientificamente e di praticare nelle scuole un terreno nel quale le discipline – scientifiche e umanistiche – trovino, da una parte, logiche, pratiche, materiali e modelli di pensiero, trasversali e convergenti; e, dall’altra, riescano a problematizzare la questione vitale del mondo contemporaneo, derivante dal fatto che – per la prima volta nella storia umana – l’umanità diventa consapevole di abitare lo stesso, unico, pianeta. Una situazione inedita, che fonde progressivamente ambiti problematici, fino a poco tempo fa anch’essi ritenuti distinti, come l’intercultura, lo sviluppo sostenibile e l’educazione a una nuova cittadinanza. Questo è l’invito rivolto a tutti i docenti impegnati a rinnovare la scuola per renderla un efficace motore di cambiamento della società.

Corso di Formazione tenuto dalla Dott.ssa Cipollari Giovanna a Ferrara il 4 Giugno 2015


Come impostare una lezione inclusiva di lingua dello studio per la propria disciplina in una classe plurilingue? 

Il percorso proposto nel laboratorio é finalizzato a dare una risposta, certamente non esaustiva, a questa domanda: attraverso l'analisi e la discussione di alcuni materiali didattici, si presentano modelli operativi e tecniche didattiche utili alla strutturazione di lezioni per la lingua dello studio. Sono previste brevi attività da svolgere in coppia o in gruppo.

Corso di Professoressa Gaia Pieraccioni, tenuto a Ferrara il 4 Giugno 2015.